Si chiama Esame di Stato, ma tutti lo chiamano Maturità

L’esame di maturità è un classico della cultura italiana, non solo scolastica, con riflessi notevoli sia nel sociale sia nel privato di ogni famiglia, nella quale vivono ragazzi che frequentano la scuola superiore.

In realtà la denominazione con la quale tutti conosciamo l’Esame di Stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore, è stata valida fino al 1997, anno nel quale la Maturità, introdotta con la riforma Gentile del 1923, venne definitivamente abbandonata.

Ed in effetti non si è trattato di un semplice cambiamento di denominazione perché l’esame, con il quale si consegue il diploma finale degli studi secondari in Italia, è cambiato radicalmente nel tempo fino ad essere quasi irriconoscibile per chi lo abbia sostenuto qualche anno addietro.

Ma vediamo, nel particolare, come si svolgerà quest’anno la prova più temuta dagli adolescenti dopo che, a fine gennaio 2025, sono state pubblicate le cosiddette materie affidate ai commissari esterni e resa nota quella per la seconda prova scritta, differente per ciascun indirizzo di scuola superiore e successiva alla classica prova, di italiano, che apre gli esami ed è uguale per tutti, a prescindere dagli studi compiuti.

La prova scritta di Italiano, si svolgerà dalle ore 8.30 di mercoledì 18 giugno 2025; la seconda prova scritta, riguardante le discipline caratterizzanti i singoli percorsi di studio, inizierà il 19 giugno e si concluderà il giorno stesso oppure potrà durare due giorni in alcuni indirizzi e fino a tre giorni nei licei artistici.

Le discipline della seconda prova nelle scuole più frequentate sono: Latino al Liceo classico; Matematica al Liceo scientifico; Lingua e cultura straniera 1 al Liceo linguistico; Lingua inglese per gli Istituti tecnici del Settore economico indirizzo “Turismo” e via a seguire, per tutti gli innumerevoli indirizzi dei quali si compone il panorama dell’istruzione secondaria superiore italiano.

Le due prove scritte, come si vede sono quelle che, a parte l’istruzione professionale, che segue un modello basato sulle competenze e sui nuclei tematici delle discipline, sono cambiate di meno rispetto al colloquio.

Il colloquio, infatti, ha l’obiettivo di accertare il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale della studentessa e dello studente.

Tale profilo è contenuto nei documenti programmatici di ogni indirizzo e descrive compiutamente a quali caratteristiche deve corrispondere, in termini di competenze, lo studente che ha frequentato un determinato percorso. È una sorta di pista di lettura che consente alle diverse scuole di avere chiaro lo scopo dei loro curricoli e renderlo altrettanto chiaro e partecipato agli studenti.

Nel corso del colloquio, il candidato, lungi dall’essere interrogato sui singoli argomenti di ogni materia e sulle specifiche nozioni, inizia esponendo una propria analisi interdisciplinare sul materiale che gli viene proposto dalla Commissione attinente alle Indicazioni nazionali per i Licei e alle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali. Il materiale è costituito da un testo, un documento, un’esperienza, un progetto, un problema, ed è predisposto e assegnato dalla commissione. Essa deve evitare una rigida distinzione tra le discipline e favorire la dimensione del dialogo pluri e interdisciplinare. La predisposizione e l’assegnazione dei materiali deve avvenire all’inizio di ogni giornata di colloquio, prima del loro avvio, per i relativi candidati.

Dopo aver intrapreso, nel modo suddetto il candidato deve proseguire illustrando le esperienze svolte nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO cioè ex alternanza scuola-lavoro) non senza mostrare le competenze acquisite nell’ambito dell’Educazione civica.

Al termine del colloquio deve essere sottolineato il suo valore orientativo, approfondendo anche gli aspetti che attengono alla futura prosecuzione degli studi oppure alle intenzioni lavorative del candidato.

La votazione finale dell’esame di Stato, espressa in centesimi, si fonda su una parte che valorizza il percorso affrontato, pari ad un massimo di 40 punti, assegnati secondo tabelle ministeriali legate alla media scolastica, negli ultimi 3 anni di scuola.

La restante parte, pari a un tetto di 60 punti, rappresenta la prestazione degli scritti e del colloquio, valutati al massimo 20 punti ciascuno. Il massimo dei voti pari a 100/100 può essere raggiunto anche in base al cosiddetto “Bonus” da 1 a 5 punti che la commissione può assegnare per integrare, con criteri di gradualità, il punteggio finale.

Per gli studenti che raggiungono il massimo punteggio, senza alcuna integrazione, è possibile assegnare la lode ma, in questo caso, solo con l’unanimità dei membri della commissione ed in presenza di un brillante curriculum scolastico, con voti mai inferiori a 8/10 in tutte le discipline.

Come tradizionalmente consolidato, la commissione si compone di 6 membri di cui, in maniera paritaria, 3 esterni e 3 interni, secondo le disposizioni ministeriali, coordinati da un presidente nominato sulla base di un apposito elenco regionale.